A lavoro sullo statuto del nuovo Valle
Siamo operatori della conoscenza, maestranze, uomini, donne. Lavoratori. Gente di "spettacolo". Siamo il Teatro Valle Occupato. Da cento giorni occupiamo questo spazio, per occuparci di ciò che è nostro. La passione per il nostro lavoro, per l'arte e per la conoscenza ci hanno spinto a reagire di fronte ai ripetuti attacchi al mondo della cultura in una pratica di lotta attiva, dal basso, contro i partiti e le istituzioni lontane dai problemi, autoreferenziali, che soffocano il confronto e la partecipazione.
In questi cento giorni al Valle stiamo sperimentando un sistema di autogoverno che nasce da un percorso di formazione all’agire solidale fondato sui valori di dignità personale, rispetto dell’altro e fiducia. Ci siamo assunti una responsabilità concreta e quotidiana nella partecipazione alla vita comune, per il bene collettivo e individuale.
Occupando il Teatro Valle, insieme con la comunità artistica e con la cittadinanza, abbiamo restituito vita a un luogo che rischiava di venir distrutto da logiche di profitto, tra interessi privati e il disinteresse delle istituzioni pubbliche. In questi cento giorni al Valle si sono alternate performances, concerti, reading, laboratori, assemblee.
A chi ci accusa di aver proposto una programmazione priva di una linea artistica coerente rispondiamo che il nostro scopo è stato fin qui quello di "liberare" il palcoscenico, renderlo uno spazio aperto, accogliente, alieno dalle logiche di spartizione che ha guidato negli ultimi anni il sistema teatrale italiano. Il vero spettacolo offerto dal Valle in questi tre mesi è stato lo straordinario coinvoglimento delle persone, l'instancabile impegno della cittadinanza nella difesa di questo spazio.
Proprio il coinvolgimento, atto di lotta e di coscienza collettiva, ha rivelato la natura di "bene comune" del Teatro Valle e ha portato all'ipotesi di far nascere qui un centro dedicato alla elaborazione drammaturgica e alla narrazione del presente. Un "bene comune" non è un espressione retorica, è una figura giuridica prevista dalla nostra costituzione, che consente l'autogestione ad opera di utenti e lavoratori, di un bene di cui viene riconosciuto il valore all'interno della collettività. Stiamo lavorando con Ugo Mattei allo statuto della fondazione "Valle bene comune" a partire da nuove forme di governo partecipato